lunedì 22 agosto 2016

E il lunedì del rientro

Il rientro dalle ferie è sempre traumatico.
Dopo anni di lavoro, ancora non mi sono abituata al lunedì.

E poco conta se ancora ti senti addosso la sabbia bianca delle spiagge di Zanzibar, se senti il profumo della salsedine di casa, se il tramonto sul mare è lì non appena chiudi gli occhi; oggi sei in ufficio ed è come se non ci fossi mai stata prima e allo stesso tempo come se non fossi mai stata lontana.

L'agenda è lì dove l'avevi lasciata, pronta a ricordarti quello che comunque non hai avuto modo di dimenticare.

Partire.
Le vacanze ti riempiono gli occhi, ti cullano il cuore; vedere posti lontani, conoscere tradizioni, usanze, aneddoti di popoli così diversi eppure così simili nella quotidianità della vita è l'unica ricchezza di cui voglio godere.

Tornare dalla famiglia.
L'odi et amo più struggente: quella che era casa, oggi è un'altra tappa del viaggio e forse, proprio per questo, l'alternanza di sentimenti si fa più forte.
L'amore per i luoghi dell'infanzia si intreccia con i legami affettivi, ma anche con la voglia di indipendenza, quell'indipendenza sudata, ottenuta, guadagnata.

Eppure, il rientro a casa è dolce.

Quella casa che pian piano sta prendendo forma.
Quella casa che ti parla di nuove emozioni giorno dopo giorno.
Quella casa che ti accoglie e sa di te.

domenica 24 luglio 2016

Quel che vedi dalla finestra

In un tardo pomeriggio domenicale, dopo un fine settimana passato nel relax più totale, ti ritrovi quasi per caso seduta al tuo tavolo.
La prospettiva è quello che conta: sguardo rivolto verso la finestra da cui entra soffusa la luce del tramonto, a sinistra lui, sotto le dita i tasti del computer; in un attimo il tuo pensiero vola.
E non solo al fatto che la prossima è l'ultima settimana di lavoro prima delle meritate ferie e che le vacanze si avvicinano.
In questo momento il rosa del tramonto si riflette su quello che sei.
E' un caldo abbraccio in cui vedi chiaramente quello che sarà.
E oggi è proprio qui accanto a te.

lunedì 18 luglio 2016

La gente di mare, quando al mare non vive, si alza all'alba e se lo va a prendere

Non importa se non rientri nella categoria di quelle persone che sono in costume a prendere il sole sul lettino già a metà aprile, quando fanno 15° di massima.
O di quelle che passano la pausa pranzo in spiaggia, anche se ci vuole mezz'ora ad arrivare e mezz'ora ad andarsene.
O ancora di quelle che piove, ma piuttosto che stare chiuse in casa si chiudono in cabina.
Se sei nato al mare, cercherai inevitabilmente il mare.

E tu, che pure andavi al mare solo per l'aperitivo serale, non puoi sottrarti a questa verità innegabile.
C'è poco da fare: pian piano sentirai la mancanza di quella libertà, di quella gioia, di quel sentirsi un po' bambino.

Una semplice passeggiata sulla battigia, un aperitivo con i piedi nella sabbia, una cena in una veranda con vista sul tramonto.

Una corsetta sul lungomare con i primi caldi, il profumo della salsedine portato dai venti autunnali, l'azzurro intenso che brilla sotto i pallidi raggi di primavera.

E cosa sono in confronto i 200 e passa chilometri che ti separano dalle coste liguri?

sabato 9 luglio 2016

Gente di mare, non da piscina

Otto mesi l'anno, Milano è una città fantastica. A misura d'uomo,  accettabilmente pulita e organizzata, quasi europea. E, in questi otto mesi l'anno, ti senti davvero nella città italiana dove vivere meglio.
Ma poi arriva maggio, e le tue certezze vacillano. A maggio segue giugno, e il convincersi che in ogni caso devi lavorare 8 ore al giorno non è sufficiente. Con luglio, ogni effimero tentativo di autoconvincimento è del tutto crollato.
Dov'è il mare?
Si dice che la Liguria sia a due passi, che poi però si trasformano in 3 ore di fila in autostrada quando rientri la domenica sera.
I laghi non sono poi così lontani, ma io sono sempre cresciuta con la paura del bagno al lago, ché è pericoloso, si sa.
La piscina, rimane la piscina. Quel luogo che in quasi 30 anni di vita, nelle mie estati casalinghe, ricordo con nitidezza di aver frequentato tre volte. Mettiamoci che un altro paio non me le ricordo e la media, se arrotondiamo, vien facile: una volta ogni sei anni.
In due anni qui, oggi è stata la terza volta. Ora, per carità, lungi da me criticare queste pozze d'acqua che comunque offrono refrigerio a prezzi relativamente economici (se penso che ingresso e lettino costano quanto al mare, e stai senza mare, la lacrima è pronta a scendere), però dico, di tre piscine diverse non ne abbiamo trovato una soddisfacente. La prima, lo scorso anno, molto bella, forse un po' troppo pretenziosa e senza vie di mezzo: la scelta era tra sdraiarsi sul mattonato puro e duro o la finta spiaggia di sabbia caraibica con ombrellone e lettino personale al prezzo di un rene l'ora, se giuri di non respirare. Bocciata.
La seconda, tipica piscina comunale di quartiere; qui la scelta la fanno loro per te: solo mattonato, senza ahi né bai. Bocciata.
La terza, composta da due vasche, una per i bambini, e lettini a noleggio sembra perfetta.
Ovviamente i lettini te li devi incollare tu per le scale che portano alla piscina, anche per riconsegnarli. E se non bastasse, si tratta dei lettini più scomodi esistenti, tanto da non riuscire a stare sdraiati, né a pancia in su né a faccia in giù. Te la cavi se ti accontenti di stare seduto, senza però poggiare la testa, se ci tieni all'osso sacro. Insomma, una tragedia.
E lo so che c'è il lago, lo so.
Ma come si fa a chiedere alla gente di mare di fare un'ora di macchina per arrivare al mare che mare non è?

domenica 26 giugno 2016

Previsioni meteo, meglio lasciar perdere!

Arrivata l'estate e il meteo prevede pioggia nel fine settimana, manco a dirlo!
Ma in questa landa senza mare, per goderti il sole devi un po' arrangiarti: lago, parco o anche mare della Liguria.
Certo, per chi come noi è abituato al mare a 5 minuti da casa (ok, il mare di Roma, ma sempre meglio di niente!), l'idea di farsi 1 ora e mezza di macchina per raggiungere una spiaggia è veramente tosta da mandare giù.

E così, se è prevista pioggia, non ti resta che organizzare un week end culturale.
Vagando per i siti che propongono eventi nelle tue zone, ho scovato quello che proprio faceva al caso nostro: una mostra su Diabolik.
Non ricordo come sia iniziata questa passione, condivisa da tutti e tre noi fratelli. 
Non so bene come siamo venuti a contatto con il primo fumetto: ricordo però che nel nostro quartiere, quando eravamo bambini, c'erano spesso delle bancarelle di libri usati vicino al parco giochi che frequentavamo; probabilmente fu mio nonno ha comprare il primo volumetto a mio fratello, durante una passeggiata estiva.
E nel periodo di maggior interesse, ci siamo fatti una nostra piccola collezione.

Perciò, quando ho letto Diabolik in mostra ho capito cosa avremmo fatto in questo sabato preannunciato grigio e piovoso (e poi rivelatosi afoso e soleggiato, ma questa è un'altra storia).
E la mostra non ha assolutamente deluso: due ore con gli occhi incollati a tutti i poster, le tavole dei primi volumi degli anni '60, le didascalie, i racconti che ti ricordano un'epoca che non c'è più e ti catapultano in un mondo disegnato, sì, ma che poi così lontano dalla realtà non è, con personaggi ben delineati, con una storia personale tutta da scoprire (ma che resta sempre avvolta da un certo mistero) che li ha resi quello che sono. Un mondo in cui - diciamolo - tutti avremmo voluto vivere almeno un'avventura. Magari dalla parte di Diabolik.

Diabolik in mostra


Diabolik in mostra
WOW Spazio Fumetto – Museo del fumetto, dell’illustrazione e dell’immagine animata
Viale Campania 12, Milano
Dal 18 giugno al 18 settembre 2016
Orari: dal martedì al venerdì 15:00 - 19:00; sabato e domenica 15:00 - 20:00
Lunedì chiuso

martedì 14 giugno 2016

WE di amiche, WE di shopping

Chi dice che i rapporti si logorano con il tempo e con la distanza?
Quando il tempo e la distanza sono poca cosa rispetto al vissuto insieme, i rapporti cambiano, si evolvono, ma logorarsi no.
Perciò, a fronte di 8 mesi ormai fissi in questa nuova città, le amiche non potevano tirarsi indietro:
dovevano assolutamente venire a vedere con i loro occhi la nuova quotidianità di cui mi sono circondata.
E se è vero che Milano tutto sommato è anche una bella città, è ancor più vero che il miglior modo di scambiare pensieri, condividere pettegolezzi e novità con le amiche di lunga data è sicuramente durante una buona sessione di shopping.
E se vicino casa ti apre il centro commerciale più grande di Europa, con uno dei negozi che più ami, 2+2 fa senza dubbio 4!

Sabato mattina, con il tempo che sembra volerci regalare un novembre anticipato, si parte alla volta di Arese e il suo Centro; qualche piccola peripezia dovuta alle solite problematiche causate dall'incapacità di decifrare le indicazioni del navigatore, ma, con solo 10 minuti di ritardo sul previsto, arriviamo.
Intanto va detto che il centro commerciale è bellissimo: ambienti chiari, ma non asettici, tutto in legno, con una buona dose di luce naturale che entra dalle vetrate in alto, è uno dei pochi - mi sbilancio, l'unico - in cui non si ha quella sensazione di oppressione e alienazione tipica di quei posti chiusi che, seppur immensi, sono frequentati da centinaia e centinaia di persone contemporaneamente.
Appena arrivate ci fiondiamo subito su quello che di tutto il centro è l'attrazione principale: Primark, ovviamente.

Conobbi Primark una delle mie prime volte a Londra, ma ammetto di non averne colto subito il potenziale. O forse, più di 10 anni fa, il potenziale ancora non c'era. Ricordo come mi sembrò un immenso mercato, disordinato, caotico e con roba ben poco interessante.
Ci tornai poi qualche anno dopo, in uno dei primi viaggi all'estero da sola con un'amica e il tutto acquistò ai miei occhi un fascino nuovo: quello dello shopping a prezzi bassissimi.
Di quella vera prima volta non ho grandi reperti, ma da quel momento è diventato un'istituzione: quando poi l'Erasmus mi ha portato proprio nella patria dei Windsor è diventata tappa fissa.
E a distanza di 8 anni, dall'armadio esce ancora fuori qualcosa risalente a quei mesi di vita londinese.

Chiusa la parentesi 'Beata Gioventù', dico solo che la gita da Primark è durata un'ora e mezza: quasi l'intera permanenza nel centro (se non consideriamo che per mangiare una piadina per pranzo abbiamo fatto una fila di un'ora). Lì dentro c'è di tutto, tutto quello di cui si può aver bisogno, che si parli di vestiti, scarpe, intimo, casa. Difficile non trovare quello che cerchi; a meno che non tu stia cercando una tovaglia quadrata, ma questo è un altro discorso.
Per le tovaglie c'è Maison du Monde, un piccolo paradiso per chi cerca oggetti carini, spiritosi, colorati per la casa indipendentemente dalla loro reale utilità.
Qui, oltre alla già citata tovaglia quadrata che cercavo ormai da quasi 3 mesi, ho trovato un carinissimo vassoietto/piattino adibito per l'occasione a svuotatasche.
Per concludere, una capatina da Zara, una da Pandora, un gelato al volo e ci siamo dirette verso casa, distrutte ma assolutamente soddisfatte, pronte per affrontare un altro importante momento di un classico fine settimana con le amiche: il sabato sera.

Il Centro
Via Luraghi, 11
Arese
Lun - Dom: 9:00 - 22:00

domenica 29 maggio 2016

L'estate arriva, l'estate va

Fine maggio, ma il sole tarda a essere compagno di tutti i nostri giorni.
Soprattutto nel fine settimana.
E così, se si voleva andare al parco, o meglio al lago, per cominciare a dare alla pelle quel colore ambrato che ti dà la sensazione di vacanza anche se mancano 2 mesi pieni alle ferie, ovviamente si deve rimandare tutto. Al prossimo fine settimana, quando si torna a Roma, sperando che almeno le terre del sud sappiano accogliere due migranti con il giusto sorriso.

Ma intanto come passiamo questa domenica se non sognando l'estate?
E così, mentre il ragù sobbolle e la lasagna è in procinto di essere preparata e infornata, si vaga alla ricerca della meta di agosto.
Certo, dopo le due settimane in Thailandia e Cambogia dello scorso, è difficile pensare di riuscire a trovare un posto degno; e altrettanto economico, fattore non trascurabile.

Grecia? Ma dicono che l'acqua è fredda e le spiagge ventose e sassose; non tutte, ovviamente, ma significa dover studiare molto bene prima di scegliere.
Sicilia? Di certo non avremmo problemi di cibo. Ricordo ancora con grandissima gioia la vacanza con famiglia di quasi 10 anni fa: 10 giorni, 10 chili. Una gioia per il palato. Ah, beata gioventù!
Sardegna? Non lo so, so che vado contro corrente, ma la Sardegna non è riuscita a rapirmi il cuore.

Costa Azzurra, potrebbe essere la risposta.
Viaggio in macchina con partenza da Milano e tappe nelle città più famose: Monaco, Nizza, Cannes, Saint Tropez.

Sognando Caccia al Ladro.

martedì 17 maggio 2016

The Meatball Family

Sei a Milano e non provi il locale di Diego Abatantuono?? Sia mai!
E lo scorso we non ce lo siamo fatto sfuggire.
Per una volta ci siamo addirittura ricordati di prenotare, perché troppe volte siamo rimasti a bocca asciutta in questa città dove sembra che se non penoti il sabato sera non sei nessuno!

Così, forti della nostra prenotazione, alle 8 e 30  - e qualche minuto - eravamo lì fuori. Ci fanno accomodare dentro, il locale devo dire è molto carino, ma ancor prima di varcare la soglia, il mio sguardo cade su di lei, la mia Hoegaarden sul tavolino di una coppia. 
Quando poi scopro che non è in bottiglia ma alla spina, quasi mi viene da piangere per la commozione.
E nonostante il tentativo fallimentare della cameriera di farci prendere la piccola (poi dopo capiremo che era più che altro per fare in modo che liberassimo velocemente il tavolo), il mio buon mezzo litro di Hoegaarden non me l'ha tolto nessuno!

Ma arriviamo al cibo.
Il menu prevede - come facilmente intuibile già dal nome, The Meatball Family - polpette: primi con polpette, panini con polpette, piatti unici di polpette. Di carne, di pesce, di verdure, quindi per tutti i gusti. Certo, se non gradite il soggetto, forse questo ristorante non fa per voi.
Comunque io ordino Milano, polpette di vitello, parmigiano, uova, purè di patate, granella di mandorle condite con salsa tonnata e capperi. 
Le patate si sentono, la consistenza è bella soda, ma la salsa tonnata, oltre a dare un sapore deciso, rende il tutto molto godibile, contrastando al punto giusto con la compattezza della polpetta. Forse quello che un po'  mi disturba è la granella di  mandorle, che non lascia quel tipico sapore di mandorle che ci si potrebbe aspettare, ma dà una croccantezza non particolarmente piacevole, ricordando più che altro dei nervetti della carne.
Meatball Milano
Abbiamo accompagnato le nostre polpette con delle patate dolci americane fritte: devo dire che hanno poco a che vedere con le classiche patatine fritte, ma nella loro stranezza a me piacciono molto. Anche senza salse di accompagnamento.

Poteva infine mancare il dolce? 
Ho optato per una Key Lime Pie, che mi ricorda sempre una delle serie TV che ho apprezzato di più: Dexter.
Key Lime Pie
La torta era molto buona, ma assolutamente rivedibili le due meringhe decorative: se dovevano essere di quelle croccanti (che comunque io non amo particolarmente, se non sbriciolate nel gelato), non lo erano abbastanza, se dovevano essere morbide e appena colorate dal grill del forno, risultavano mosce e gommose.


The Meatball Family
Via Vigevano, 20
20144 Milano

mercoledì 27 aprile 2016

E alla fine arriva mamma

Eh sì, non poteva abbandonare la figliola ancora per molto; sapevamo tutti che questo momento sarebbe giunto.

"Cosa fate per questo ponte?"
"Mah, non so, ancora non abbiamo programmi"
"Ah, pensavo di salire!"

E così, ti ritrovi in un batter d'occhio una mamma a Milano!
Arrivata il venerdì sera, ripartita domenica a pranzo, è venuta a controllare che ce la cavassimo. Non che avesse dubbi, sa di che pasta siamo fatti. Ma la curiosità della nuova casetta, un po' di nostalgia per la primogenita che ha lasciato il nido e il gioco è fatto.
E poi devo dire che mi ha fatto proprio piacere. Mi piace questa nuova città, mi piace la nostra casa, mi piace come ci siamo sistemati. Mi piacciono le nostre piccole abitudini che stanno prendendo forma. Mi piace perfino fare colazione, ora che mi permette di stare altri cinque minuti insieme.

Scendere a Roma è, in qualche modo, tornare a quello che era; quella quotidianità che mi stava stretta, che mal tolleravo, che non faceva più per me. E da cui forse ancora non mi sono liberata del tutto.
Non so se è questa la mia casa, non so per quanto tempo lo sarà, ma per oggi poche domande, ché di risposte comunque non ne abbiamo.

giovedì 21 aprile 2016

Gita fuori porta

Dopo una settimana di lavoro, il week end sembra sempre troppo breve. Dai una sistemata, pulisci, fai la spesa, lava, stendi, stira i panni e una giornata che doveva essere di riposo se ne va. Fortuna che, uno dei lati positivi (spero non rimanga l'unico) di questo mio lavoro milanese è la settimana corta: questo significa che, pur dedicandosi alle faccende domestiche, resta un'intera giornata da dedicare a quello che più desidero. Purtroppo, a causa della settimana lavorativa faticosa e della giornata di pulizie pasquali, troppo spesso l'unica cosa che desidero è: ozio. Ozio pigro ozio.
Alzarsi tardi e ciondolare guardandosi attorno senza un vero scopo, fare colazione e tornare sotto le coperte, accoccolarsi sul divano e leggere distrattamente un libro, accendere la tv e fare zapping tra uno sbadiglio e l'altro.
Così immagino la mia domenica oziosa.
Poi però di solito mi succede di ricordare che ho del macinato da cucinare, chè avevo detto di voler preparare il polpettone; oppure che ho quella ricetta di quel dolce che volevo assolutamente provare; o infine che devo liberare i cassetti del comodino, mandare una lavatrice in più in modo da non ritrovarmela durante la settimana, pulire i vetri e magari togliere le tende.
Insomma, stare ferma proprio non so!
Ma lo scorso fine settimana abbiamo invertito l'ordine degli addendi e - a dirla tutta - il risultato è cambiato.
Sabato, alla ricerca di un pianoforte (che a brevissimo entrerà a far parte di casa AZ), siamo finiti nella provincia bergamasca. Il clima era piacevole, di tempo a disposizione ne avevamo, così abbiamo approfittato per una capatina a Bergamo Alta.
Ci siamo trattenuti qualche ora, il tempo di una passeggiata e un bel pranzo a base di polenta e pizzoccheri (pasto poco primaverile, lo ammetto, ma assolutamente delizioso).
Dopo aver dedicato le ultime settimane al trasloco e alla sistemazione nella nuova casa, una giornata di svago all'aria aperta era proprio quello di cui avevamo bisogno.
La città è molto carina e si può godere di una bellissima vista sulla vallata sottostante. Abbiamo vagato un po' per i saliscendi e ben presto la fame ha cominciato a farsi sentire. Abbiamo scelto un ristorantino vicino alla via principale, più per caso che per altro, e devo dire che, a parte forse qualche prezzo salato, abbiamo mangiato divinamente.
Prodotti tipici, porzioni abbondanti, locale ben arredato. 

Devo riconoscere che Bergamo è stata proprio una piacevole sorpresa!
Primavera a Bergamo


Piazza Vecchia
Basilica Santa Maria Maggiore

sabato 16 aprile 2016

Fuorisalone

Se pensate che la Vogue Fashion Night sia l'evento più atteso dell'anno a Milano, evidentemente non avete mai sentito parlare - proprio come la sottoscritta - del Fuorisalone
Eh, sì, perché nella settimana in cui si svolge l'evento, la città meneghina non parla d'altro.


Cosa sia veramente il Fuorisalone è difficile a spiegarsi, ma tutto si ricollega a un altro evento, forse più interessante per gli addetti ai lavori, che è il Salone del Mobile.
Sì, sto proprio parlando di quella serie di manifestazioni che sono organizzate in occasione della Design Fashion Week.

Ma andiamo con ordine.

Il Salone del Mobile nasce nel 1961 per promuovere l'artigiano italiano del settore casa e arredamento; successivamente, la fiera riesce a guadagnarsi un'importanza sempre maggiore, tanto da acquistare rilevanza e notorietà a livello internazionale.

Intorno a questa fiera, arrivata oggi al 55esimo anniversario, ruota quello che per la stragrande maggioranza dei Milanesi è il vero evento della Design Week: il Fuorisalone, appunto.

La particolarità del Fuorisalone è che, non essendo una vera e propria fiera organizzata da un organo istituzionale o un ente promotore, è nata e cresciuta libera da vincoli specifici ed è per questo poco 'strutturata'. Se da una parte le aziende che decidono di partecipare scelgono di organizzare eventi ed incontri nei propri showrooms, dall'altra la città si riempie di esposizioni di giovani artisti e le strade pullulano di installazioni di designer desiderosi di farsi conoscere; la kermesse è ormai diventata una vera e propria vetrina per studi di progettazione e di architettura, affermati o meno.
Le zone maggiormente coinvolte sono i quartieri di Brera, Tortona, Lambrate, Sant'Ambrogio. 
L'evento, nato negli anni Ottanta, ha saputo nel corso del tempo costruirsi una sua reputazione internazionale del tutto indipendente dal Salone del Mobile, tanto da attirare ogni anno, nella settimana in cui si svolge, migliaia di turisti italiani e stranieri.

E' probabilmente uno di quegli eventi a cui vale la pena dedicare qualche ora, magari approfittando per fare un aperitivo con i colleghi dopo il lavoro, o per una passeggiata piacevole il sabato pomeriggio.
Forse da non meneghina capisco poco tutta questa passione; incomprensione condivisa anche da altri forestieri. 
O, più semplicemente, il mio mal sopportare tutta quella confusione che inevitabilmente si crea in occasioni del genere non si è attenuato né con l'età né con il cambio di città.

Un paio d'ore, per quanto mi riguarda, risultano più che sufficienti.



Salone del Mobile
Fiera Milano - Rho
12-17 aprile 2016

Fuorisalone
Luoghi vari - Milano
12-17 aprile 2016

sabato 9 aprile 2016

Traslochiamo!

E così è giunto anche questo momento.
Chi l'avrebbe mai detto, un anno fa, mentre ci accingevamo a partire per uno dei viaggi più belli che abbiamo fatto, che di lì a poco, nell'arco di 8 mesi, avremmo cambiato città e per due volte casa?
Un anno fa, in questi giorni, avevo la camera sommersa da valigie e indumenti estivi; un anno fa stavamo per sbarcare nel profondo est, sud-est asiatico; un anno fa i nostri occhi stavano per riempirsi di meraviglie mai viste, di posti sconosciuti, di giungla silenziosa, di mare cristallino.
Oggi la nostra casa è piena di scatoloni, che in questi ultimi giorni abbiamo trasportato e svuotato; oggi questi nuovi spazi ci sembrano così grandi, e così nostri; oggi, questo è il nostro nuovo viaggio.

domenica 20 marzo 2016

E la primavera bussò

Sì, sì, sì.
Alla fine è arrivata!
E non importa se dovesse essere stato solo un fine settimana fortunato, se questo sole ha fatto capolino per caso, se le temperature sono sembrate miti più per la mia voglia di sentirle tali che per la realtà dei fatti.
La primavera è qui!
Non so perché quest'anno ci tenga così tanto, io che di solito un giorno è uguale all'altro e se ci fossero solo sabato del villaggio sarebbe tutto di guadagnato, indipendentemente dal meteo.

Ma quando il fine settimana ti chiama così sorridente e allegro, davvero riesci a ricaricare le pile.

E ieri, giornata di primavera del FAI, spinti da quest'aria di festa, abbiamo deciso di andare a visitare Villa Necchi Campiglio: purtroppo era necessario prenotare, così siamo riusciti ad entrare solo nei giardini. Da fuori devo dire che non mi ha entusiasmato più di tanto; nulla - ma proprio nulla - a che vedere con la Villa del Balbianello sul lago di Como, visitata l'estate scorsa.
Perciò, dopo una pausa pranzo veloce in una piadineria in zona, abbiamo deciso di goderci il sole da una panchina dei giardini Indro Montanelli.
Sì, forse in questi momenti una lacrimuccia vorrebbe scendere pensando che, a casa, avremmo potuto star seduti in riva al mare; devo dire, però, che i parchi milanesi (molto più facilmente raggiungibili rispetto alle Ville di Roma), sanno regalare qualche ora di quiete senza troppi rimpianti. Rimpianti di cui soffriremo certamente in estate, quando l'afa soffocante si impossesserà, ahinoi, della città.

Ma a concludere lo splendido pomeriggio, non poteva certo mancare un momento di shopping.
Eh sì, abbiamo ceduto al fascino di Corso Buenos Aires.
Ceduto al punto che sono tornata a casa con un paio di scarpe da corsa, io che di sport ne voglio sentire parlare solo alla tv, spaparanzata sul divano.
Ma la tentazione era forte, il prezzo contenuto e se poi qualcuno decide di farti un gentile dono, proprio non si riesce a dire di no!

E quando si tratta di provare i nuovi acquisti, torniamo tutti un po' bambini. Così stamattina sveglia presto e via, verso verdi terre, con il vento tra i capelli e il sole che che ti bacia. O almeno questo è quello che mi immaginavo; in realtà, dopo mezz'ora di corsa, eravamo - quasi - morti.
Ma l'ottimismo è il profumo della vita e la compagnia è perfetta, perciò, nonostante la fatica, forse è la volta buona che mi metto seriamente a fare dell'esercizio fisico.
Ai posteri.

domenica 13 marzo 2016

Vita da turista: itinerario a Milano

Chi non vorrebbe essere turista a vita?
Chi non vorrebbe passare le proprie giornate a visitare luoghi sconosciuti, scoprire terre incontaminate, rimanere incantato davanti a un panorama mozzafiato?

A volte però, sognando di posti lontani, dimentichiamo ciò che più ci è vicino: la nostra città (o, come nel mio caso, quella in cui viviamo).
E così ci si accorge che forse si conosce meglio una città europea dove si è stati una volta in vacanza, piuttosto che la città dove ci si sveglia tutte le mattine.

Perciò, presa da questa riflessione, e soprattutto dall'aria di primavera che comincia a farsi sentire qui a Milano, ieri è stata una giornata alla scoperta di piccole chicche.
Castello Sforzesco da Piazza Castello

Il pomeriggio è iniziato con una piacevole passeggiata a Parco Sempione con vista Castello Sforzesco: molto turistico, sì, ma non è proprio quello che ci piace fare quando siamo all'estero? E allora, mescolandosi tra i turisti e i tanti milanesi che hanno scelto di godere di qualche ora di splendido sole, seduti su una panchina, abbiamo respirato aria di ferie.
Ma ancora primavera non è, e il sole, per quanto gradevole, non scalda abbastanza per rimanere a crogiolarsi come un gatto pigro (anche se la cosa a me non dispiacerebbe).


Parco Sempione

Vista del Castello Sforzesco da Parco Sempione
Chiesa di Santa Maria presso San Satiro
Così, dopo la breve pausa, continuiamo il nostro itinerario che prevede altre due mete da raggiungere!
La prima è una chiesetta, un po' appartata e forse poco conosciuta, proprio in prossimità del maestoso Duomo: Santa Maria presso San Satiro. Potrebbe sembrare una chiesa come tante, incastonata tra i palazzi, e forse non avrebbe attirato la nostra attenzione se una collega non me ne avesse parlato. Entrando dentro, l'illusione è perfetta e solo sapendo cosa cercare, aguzzando la vista, te ne accorgi.
Si perché l'abside così ben architettata, decorata e adornata dalle sue belle colonne, in realtà non è che un dipinto dietro l'altare. Per accorgersi di trovarsi davanti a una magnifica illusione ottica bisogna arrivare proprio davanti all'altare o, meglio ancora, di lato ad esso. Solo in quel momento ti accorgi che lo spazio che sembrava così ampio non supera il metro di profondità.
Siamo rimasti stupiti e affascinati davanti a tanta maestria: è difficile rimanere indifferenti a tale meraviglia.

Ossario in San Bernardino alle Ossa

L'ultima destinazione lascia con lo stesso stupore, ma il retrogusto è decisamente più inquietante: è la chiesa di San Bernardino alle Ossa. Se la chiesa in sé non risulta essere niente di particolare, l'ossario è la meta di interesse: le pareti interne sono quasi completamente ricoperte da teschi e ossa umane disposti in modo tale da arrivare a formare delle vere e proprie decorazioni.
Se si cerca una parola che possa descriverlo, macabro è quella perfetta.







Castello Sforzesco
Piazza Castello, Milano
Orari: dal martedì alla domenica 9.00 - 17,30

Santa Maria presso San Satiro
Via Torino 17/19, Milano

San Bernardino alle Ossa
Via Verziere 2, Milano

lunedì 29 febbraio 2016

Scende la pioggia

Tre giorni ininterrotti di pioggia, non ricordavo fossero possibili. Forse è accaduto solo nel mio periodo Londinese, ma ormai è passato troppo tanto tempo per averne ricordi nitidi.

Ma, nonostante tutto, non ci siamo persi d’animo. 
E così, se la mattinata ti porta in giro per zone sconosciute di Milano, per l’ora di pranzo ci piace vedere qualche volto familiare o, per meglio dire, il volto di quella che è diventata la nostra pizza preferita in questa nostra città d’adozione: la pizza di Gino Sorbillo.
Arrivando alle 12:30 riusciamo a entrare senza dover fare nessuna fila, e vi assicuro che non era così scontato. E’ la prima volta che andiamo per il pranzo, ma, per quanto riguarda la cena, la nostra tattica è quella di dirigerci in zona appena usciti dall’ufficio: il venerdì sera non è inconsueto che si formi la coda già prima dell’apertura delle 19:00 e credo non sia molto diverso gli altri giorni della settimana.
Il locale è su due piani e (unica pecca) non accetta prenotazioni: ci accomodiamo al piano superiore, a un piccolo tavolino che, al momento giusto, sarà occupato esclusivamente dalla pizza. 
E qui una premessa è d’obbligo: da romana, io amo la pizza romana. Per me, la pizza deve essere fina e croccante e la crosta “scrocchiarella”. E, a dirla tutta, preferisco ancor più della tonda, la pizza a taglio, come la si intende a Roma. 
Ecco, sì, ora l’ho detto.
Quindi, tornando al nostro Gino Sorbillo, pizzeria napoletana DOC, ammetto che la prima volta ero piuttosto scettica: la pizza napoletana va contro quasi ogni mio ‘principio di pizza’.  In primis, quel cornicione morbido proprio non mi va giù. Ovviamente mi sono dovuta ricredere: la pizza gigante che ti servono è una delle più buone che abbia mai mangiato. Gli ingredienti di primissima qualità.
E sabato, finalmente, sono stata di parola: ho provato la classica margherita, ché ogni volta che vado parto con tutte le buone intenzioni e poi, inevitabilmente, qualche gusto strano e particolare cattura la mia attenzione e puff. Non posso dire ancora di averle assaggiate tutte, ma al momento la mia preferita rimane la pesto di basilico: da leccarsi i baffi. Ad ogni boccone, mi torna alla mente il pesto che ci preparava papà quando eravamo bambini, dopo una mattinata in giro per il quartiere a raccogliere pigne e a schiacciare pinoli. Sa d’infanzia.
Antica Margheritta e Margherita con pomodorini gialli.

Ma sabato non è stata solo la giornata delle certezze, anzi, finalmente una novità: la sera, mentre la pioggia battente non accennava a smettere, abbiamo provato con gli amici una nuova hamburgeria: Fatto BeneBurger.
Il locale molto carino, minimal e non eccessivamente affollato, per essere un sabato sera; anche qui non si accettano prenotazioni (credo sia una moda tutta milanese), ma fortunatamente abbiamo trovato subito un tavolo libero per 5.
In quanto amante del piccante, ho subito puntato lo Spicy Mary Burger accompagnato da patatine chips: il pane mi è piaciuto molto, leggermente dolciastro, ma la carne in sé non mi ha fatto impazzire. Forse perché la cottura non era per i miei gusti ottimale. Avevo chiesto una cottura media, ma mi è sembrata molto più vicina al ‘ben cotta’. Mi aspettavo di vedere il centro dell’hamburger più rosato, non al sangue, ma con una certa differenza tra parte esterna e parte interna.
Per concludere, poteva mancare il dolce?
Tortino di mele con panna. Il ripieno di mele e uvetta molto buono, il tutto caldo al punto giusto a contrasto con il ciuffo di panna di accompagnamento, ma la base di frolla non si sposava alla perfezione.
Nell’insieme, però, devo dire che non mi ha esaltato; forse non ho provato le cose giuste, forse la confusione del sabato sera non aiuta.
Fatto Bene Burger.

Spicy Mary Burger.


Obiettivo della settimana: trovare un buon fish&chips da provare il prossimo weekend!


Pizzeria Gino Sorbillo
Largo Corsia dei Servi, 11
20122 (MI)

Fatto Bene Buger - Buonarroti, 8
Via Buonarroti, 8
20145 (MI)

domenica 21 febbraio 2016

Fine settimana romano


Mi sto abituando a Milano, e alla mia routine qui. La mia settimana lavorativa, il mio week end tra faccende domestiche e uscite mondane. E questa mia routine mi piace.
Ma ogni tanto le origini chiamano e, approfittando di due compleanni in famiglia nel giro di due giorni, si torna all'ovile.

Dividersi tra parenti e amici, tra pranzi di festeggiamenti e pomeriggi davanti a tè e dolcetti vari.
E il sole che splende, che ti avvolge, ti scalda, ti sorride.
Voler andare a vedere il mare d'inverno, ma gli impegni sono fitti, e l'agenda è piena neanche fosse lunedì.
La chiacchierata con le amiche, il pranzo della domenica.
È tutto proprio come tre mesi fa. Eppure sembra incredibile.

E l'aereo che ti riporta a casa, da casa, ti lascia capire quanto basta poco per crescere.

martedì 16 febbraio 2016

Aperitivo alla milanese

Di questi primi mesi di nuova città, nuovo lavoro, nuova vita, nuovo tutto, niente mi sembra più esplicativo dell'aperitivo delle 18 (ok, facciamo anche 18,30...) post giornata lavorativa con i colleghi.
Mi si è aperto un mondo! E chi lo sapeva!
Sì, va bene che l'aperitivo è ormai nazionale, ma dopo il lavoro, durante la settimana? Sul serio? Non è di quelle cose che vedi solo nei film?

Un mondo!
Uscire dal lavoro sotto la pioggia, dopo una giornata intensa, rifugiarsi in uno dei tanti localini attorno all'ufficio, ritrovarsi con un ottimo spritz tra le mani e qualche stuzzichino da mettere sotto i denti per trascorrere un'oretta di chiacchiere rilassate per me è il paradiso e nessuno me lo aveva mai detto!
Questo martedì ora ha tutto un altro sapore!

domenica 14 febbraio 2016

Domenica alle Gallerie d'Italia

Tre mesi (domani) di questa città: ci sveglia una giornata uggiosa, come forse si aspetta sia Milano chi di Milano non è.
E cosa fare in una domenica grigia se non dedicare un po’ del nostro tempo alla cultura, approfittando del penultimo week end della mostra di Hayez alle Gallerie d’Italia?
E così, imbacuccati per bene, si parte: sguardo veloce al Duomo, via a passo svelto dentro la Galleria Vittorio Emanuele II e infine eccoci in Piazza della Scala dove, ancor prima del palazzo che ci interessa, notiamo la fila.
Ma va bene, è domenica, non andiamo di fretta! Pazientemente ci accodiamo, con i nostri cappotti chiusi fino al mento, i cappucci a coprirci gli occhi, gli ombrelli che ci gocciolano attorno. Alla fine l’attesa sembra anche più breve di quello che si era preventivato.
La mostra è affollata, alcune sale forse troppo piccole per contenere la folla, le didascalie ai quadri posizionate non sempre nel posto più comodo per essere lette dal capannello di persone che si forma davanti a ogni opera.
Seguiamo il percorso consigliato, vediamo l’evolversi della pittura di Hayez, esponente del romanticismo italiano, conosciuto, tra i meno esperti, principalmente per ‘Il Bacio’, opera che produce in tre versioni, tutte esposte alla mostra.
In realtà è suo anche il ritratto di Alessandro Manzoni che credo di aver visto praticamente su tutte le edizioni de ‘I Promessi Sposi’ che mi sono passate sottomano.
Finita la mostra, decidiamo di vedere anche l’esposizione ‘Ottocento. Da Canova a Boccioni. le collezioni della Fondazione Cariplo e Intesa San Paolo‘.
Quello che mi colpisce, ancor più delle opere esposte, sono le sale: sono un’amante, più che di pitture e sculture, delle stanze dei palazzi. Mi piacciono i soffitti dorati, gli specchi enormi alle pareti, i lampadari di cristallo. Devo dire sono rimasta sorpresa: da ‘straniera’, non conoscevo le Gallerie d’Italia.
Insomma, è stata una domenica pomeriggio diversa, perfetta per ricaricarsi dopo una settimana passata in ufficio.
Domani è lunedì, si ricomincia con il tran tran quotidiano, e io son pronta! Ma prima godiamoci una buona cenetta.
Gallerie d'Italia - Milano
Hayez
Gallerie d’Italia
Piazza della Scala, Milano
Dal 7 novembre 2015 al 21 febbraio 2016
Orari: dal martedì alla domenica 9,30 – 19,30 giovedì 9,30 – 22,30
Lunedì chiuso